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Paragrafo 5 . Il federalismo repubblicano di Cattaneo e di Ferrari.

     
A  Milano,  attorno agli "Annali universali di statistica" diretti  da
Gian  Domenico Romagnosi, si era formato un ambiente culturale,  erede
della  tradizione illuministica, particolarmente impegnato  nel  campo
degli  studi  politici,  economici  e  sociali.  Alcuni  intellettuali
appartenenti  a questo ambiente formularono proposte per la  soluzione
della  questione nazionale decisamente pi avanzate rispetto a  quelle
del   liberalismo   moderato  piemontese.  Carlo  Cattaneo,   il   pi
rappresentativo  di tutti, fu un convinto sostenitore del  federalismo
repubblicano,  sul  tipo di quello svizzero o di quello  statunitense.
Egli

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era   inoltre  nettamente  contrario  all'attribuzione  di   qualsiasi
funzione  preminente  a Casa Savoia e ad una sua espansione  verso  la
Lombardia; riteneva infatti che ci avrebbe causato un ripiegamento su
posizioni  ancora  pi arretrate e reazionarie di  quelle  determinate
dalla dominazione austriaca.
     Al  Cattaneo dobbiamo anche la fondazione, nel 1839, di una delle
pi  interessanti  e  moderne riviste del Risorgimento  italiano,  "Il
Politecnico", da lui diretta sino al 1844, che raccoglieva le idee pi
avanzate  in  campo  sia tecnico-scientifico che artistico-letterario,
allo scopo di promuovere la modernizzazione economica e sociale.
     Favorevole  ad  una  federazione repubblicana e  democratica  era
anche  Giuseppe  Ferrari (1811-1876). Esule  in  Francia  dal  1838  e
influenzato dal pensiero di Filippo Buonarroti (vedi capitolo  Undici,
paragrafo  5)  e  dal socialismo premarxista (vedi capitolo  Quindici,
paragrafo  7),  Ferrari riteneva che per la soluzione della  questione
nazionale  italiana  non  si  dovesse ricorrere  n  al  papa,  n  ai
principi,  n alla cospirazione di pochi eletti, ma ad una rivoluzione
democratica e popolare.
     Il  federalismo repubblicano ebbe una diffusione assai minore  di
quello  monarchico;  infatti, fondandosi  su  princpi  di  democrazia
politica e sociale, su un'aspra critica nei confronti di Casa  Savoia,
della  Chiesa  e  del papa e addirittura, in Ferrari, su  una  ripresa
della  tradizione rivoluzionaria francese, non poteva trovare consenso
presso  la  moderata classe dirigente italiana.  Anche  le  idee  e  i
programmi  dei liberali democratici, comunque, suscitando dibattiti  e
polemiche, contribuirono a determinare una maggiore sensibilit per  i
problemi politici italiani sia a livello nazionale che internazionale.
